Eccola qua, la mia nuova piattaforma per esperimenti. Si tratta di un Mamba 90 della Maori, fucile conosciuto e utilizzato da una buona percentuale di pescatori subacquei. Il fucile presenta l’impugnatura mares al posto della solita Omer (quest’ultima, tra l’altro, a me proprio non piace…). Il mio obiettivo è quello di far diventare questo fucile un ibrido perfetto tra il mio Spark Mimetic Dark Snake e questo cannoncino Maori. Il fine ultimo consiste nello sfruttare il serbatoio da 35, che oltre a garantire un brandeggio migliore, dovrebbe assicurare performance diverse rispetto ai fucili con canna da 40 mm. (secondo me le prestazioni migliorano, altri, la maggior parte, sostengono che più aria equivalga a maggior potenza… secondo me sbagliano).
Il serbatoio stretto in genere migliora il puntamento. Su questo questo punto però nutro qualche dubbio. Io mi sono abituato a mirare utilizzando la tacca sull’ogiva. Nel mamba questo riferimento si trova su un piano diverso rispetto alle tacche sull’impugnatura. In teoria, utilizzando lo stesso sistema di puntamento, il tiro dovrebbe risultare alto. Per questo motivo ho paura che per un certo periodo le padelle si sprecheranno.
Cercherò di modellare il serbatoio usando tecniche diverse da quelle adottate per il Dark Snake, e il tipo di sottovuoto utilizzato sarà sicuramente quello dell’X-Power.
Peccato per le dimensioni, avrei preferito un 100 o, al limite, un 110. Per ora mi accontento di questo.
Ottimo, sotto tutti i punti di vista, o quasi. Lo schienalino Tortuga della Saplast, che ho indossato per la prima volta domenica scorsa, ha la capacità di rimanere letteralmente incollato alla schiena. Niente più piombi che ti sbattono sulla nuca in fase di immersione. Niente più cintura porta piombi che ti sale sulla vita per via dell’aggancio allo schienalino.
Se poi aggiungiamo altre pregevoli caratteristiche, quali la colorazione mimetica, la collocazione dei piombi ben bilanciata, l’asciugatura immediata una volta fuori dall’acqua… Bè, i pregi si sprecano.
Ci sarebbe anche qualche piccolo difetto. Le cinghie in gomma, infatti, per lavorare al meglio, devono essere regolate in modo da farle aderire per bene. Per questo motivo lo schienalino risulta abbastanza scomodo da indossare e, soprattutto, da levare, costringendoci a fastidiose contorsioni delle braccia. Tra l’altro, durante la pescata, un po’ di fastidio possiamo avvertirlo sotto le ascelle, ma niente di particolarmente gravoso.
Il peso è fisso, 3 Kg., in quanto I quattro sono inglobati nella struttura in gomma, pertanto il peso di tre kg. non può essere variato. Tuttavia un foro centrato nella membrana in gomma permette la collocazione di un quinto piombo, o fornito come accessorio dalla stessa Saplast, o fatto in casa artigianalmente.
Insomma, non posso che dirmi pienamente soddisfatto, e anche il prezzo, tutto sommato, è da considerarsi abbastanza contenuto.
Il tempo è poco, le cose da fare tante, e come sempre non riesco ad aggiornare questo sito con sufficiente regolarità. Però c’è tanta carne al fuoco…
Un nuovo fucile mamba… con testata x-power…
Una nuova testata sottovuoto a costo zero, o quasi
La prova dello schienalino Tortuga di Saplast
La prova del fucile pneumatico con serbatoio a osso di seppia Dark Snake…
Nei prossimi giorni ricordatevi di dare una sbirciatina dalle parti di pescafacile.com, cercherò di pubblicare un bel po’ di roba interessante…
Gioacchino, affezionato utente di questo blog (e possessore di un mirage che non smetterò di invidiargli), mi ha inviato alcune foto che mostrano un paio di interessanti soluzioni che rendono la vita più comoda al pescatore subacqueo.
La prima consiste nell’installazione di un piccolo coltello ausiliario nella cinghia dello schienalino. Il vantaggio offerto da questa soluzione consiste nel poter avere un coltello di riserva utilizzabile con entrambe le mani. L’alternativa, il posizionamento del coltello sul braccio, si rivela purtroppo tragicamente inutile nel caso in cui, per qualche motivo, dovessimo avere l’altro braccio bloccato.
Anche se mi auguro non dovesse mai essercene bisogno (e gli scongiuri si sprecano), adottare una soluzione come quella proposta da Gioacchino può rivelarsi, in talune circostanze, un vero e proprio salvavita.
Anche l’altra soluzione ha a che fare con lo schienalino.
A meno che non utilizzate un gilet tipo quello Omer, spesso e volentieri lo schienalino presenta lo spiacevole inconveniente di spostare la cintura dei piombi alla quale è collegato, soprattutto nelle manovre di immersione.
L’idea di Gioacchino consiste nel prolungare l’elastico di collegamento alla cintura, farlo passare sotto il cavallo e collegarlo in prossimità della fibbia. In questo modo la trazione esercitata dallo schienalino, questa volta verso il basso, dovrebbe lasciare la cintura li dov’è.
Ricevo è pubblico volentieri una alcuni video e una breve presentazione dei nuovi fucili calibro 12. I fucili utilizzati nei video sono potenziati tramite il kit sottovuoto X-Power. A fine articolo i miei commenti…
Da alcuni anni dedico parte della stagione estiva alla pesca delle ricciole. E’ una preda che mette a dura prova l’attrezzatura del pescatore, che ne deve studiare le caratteristiche peculiari per scegliere il prodotto migliore tenendo conto delle prestazioni e della praticità d’uso. Tra questi il fucile.
E’ così che ho avuto modo di apprezzare le doti dell’oleopneumatico.. arma dalle prestazioni superiori, che se ben “equilibrato” diventa facile da gestire e permette tiri lunghi e precisi, previa abitudine all’uso dello stesso.. ovviamente. Quando parlo di equilibrio non mi riferisco (solo) all’assetto.
Un fucile oleopneumatico è gestibile quando si riesce a caricarlo con una certa agilità, quando l’asta non si piega durante il caricamento, quando il grilletto non è duro, quando il rinculo non è tale da interferire sulla precisione del tiro. Tutte queste situazioni sono influenzate dal medesimo fattore: la pressione immessa nel fucile. Limitando la pressione però limitiamo anche la prestazione; e qui entra in gioco l’uso del sottovuoto (Maori, STC, Tovarich..).
La velocità di un pistone che lavora in una canna “asciutta” è tale che possiamo permetterci una precarica ridotta. La mia esperienza in merito ai sistemi (testate) sottovuoto è questa: per anni ho usato i kit Maori… con ottimi risultati, di rado ho sostituito pistoni sulle canne da 11, ma per il resto il sistema è affidabile. Unica accortezza, è il corretto uso dell’otturatore, che evita l’allagamento della canna.
Sotto questo aspetto la nuova Ditta STC ha proposto un sistema diverso che è sicuramente molto più pratico. Nelle prove in piscina con kit STC caricavo i fucili in acqua come avrei fatto tradizionalmente, ovvero con una testata standard e non si sono verificate infiltrazioni. L’assenza dell’otturatore sull’asta inoltre rende la stessa più idrodinamica. continua
Dico subito che non sono soddisfatto del risultato. Dovessi rifare tutto da capo, cambierei materiali, tecnica di costruzione e geometrie. Per questo motivo non vi sto a spiegare che tipo di lavorazione ho adottato per la realizzazione di questo prototipo. Ripeto: per me non soddisfacente.
Tuttavia intravedo delle buone potenzialità. In attesa di poter provare il fucile in mare, ho già constatato che il solo serbatoio è perfettamente galleggiante. Ciò dovrebbe comportare un sensibile miglioramento dell’assetto, nonostante il notevole incremento di peso e massa. In pratica fuori dall’acqua pesa uno sproposito, in acqua dovrebbe essere una piuma, un po’ come gli arbalete in legno o quelli in carbonio che vanno per la maggiore.
I rigonfiamenti laterali del serbatoio (ci tengo a precisare che sono rigidi, non deformabili, anche se nella foto sembrano “gommosi”) presentano una curvatura leggermente ellittica. Ciò dovrebbe migliorare di qualcosa il brandeggio orizzontale. Per quanto riguarda il brandeggio verticale, ho volutamente arretrato la sagomatura, in modo tale da avere una porzione consistente di serbatoio negativa. Non so come si comporterà una volta inserita l’asta (quella da 7), anche se l’obiettivo è quello di avere il fucile leggermente negativo in punta. Male che vada dovrò ricorrere ai piombi adesivi che si utilizzano negli arbalete per regolare l’assetto.
Per i resto, qualcosa dovrebbe migliorare per quanto riguarda il contenimento delle oscillazioni verticali. So che l’ideale sarebbe stato costruire una sagomatura tipo “cobra” vicino alla testata, con due solchi a forma di cucchiaio allungato, ma tale soluzione cozzava secondo me con l’impostazione data al fucile (oltre a risultare orribile esteticamente).
Infine, negli arbalete l’aumento di massa, tipico di quelli in legno, contribuisce a migliorare la gestione del rinculo. Qualcosa del genere spero si verifichi nel mio prototipo. Non che ce ne sia particolare bisogno, visto che l’adozione del sottovuoto X-Power aveva già enormemente migliorato le cose. Tuttavia, con precariche alte e con asta da 6,5 mm., ho potuto constatare alcune fastidiose oscillazioni da rinculo, dovute evidentemente alla velocità del pistone. Mi aspetto che il serbatoio a osso di seppia limiti ulteriormente questo tipo di oscillazioni.
Il nome, Dark Snake, gliel’ho dato tanto per ridere. Black Mamba forse faceva più effetto, ma avrei fatto uno sgarro imperdonabile a Marco Paganelli e rischiato una causa per violazione del copyright da parte di Quentin Tarantino…












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