Durante la pescata ho provato qualche tuffo tra gli 8 e i 12 metri. Nella discesa, appena la pinna “prende” acqua, bastano pochi movimenti per trovarsi in planata verso il fondo. Al momento di riemergere lo stacco è buono, anche se a livello inconscio, per evitare di graffiare la pinna sul fondo, mi accontento di uno stacco soft. Dopodiché la riemersione procede senza fatica apparente. A fine pescata ho affrontato il lungo rientro controcorrente, portandomi dietro la Shardana bella carica. Devo dire che ho sentito un po’ di fatica alle caviglie, ma da dal punto di vista dello sforzo muscolare ho percepito un miglioramento netto. In pratica una volta giunto a riva non avevo il fiatone e non mi sentivo stremato come altre volte in circostanze analoghe.
La seconda pescata si è svolta con una situazione meteorologica più tranquilla. Mare intorbidito dalle piogge e da una foce poco distante, vento leggero e corrente abbastanza sostenuta (in pratica la plancetta mi precedeva, anziché seguirmi, durante l’azione mi pesca …). In questo caso ho apprezzato la facilità di spostamento tra gli anfratti del bassofondo, anche se la paura di rovinare le pinne rimane costante. E infatti qualche graffio sulla superficie della pala, sia superiore che inferiore, questa volta c’è scappato. Pazienza: le pinne in carbonio antigraffio, a quanto ne so, ancora non le ha inventate nessuno.
Anche in questo caso il rientro è stato fatto controcorrente, e con il vento che tendeva a rafforzare. Stesso risultato della volta precedente: leggero fastidio alle caviglie, abbinato ad un affaticamento muscolare decisamente contenuto. Certo il modo di pinneggiare con le pinne in carbonio, rispetto a quelle in polimero, è diverso. La falcata deve essere più ampia e omogenea. Forse da questo dipende il leggero fastidio alle caviglie. Preciso che, a parte la pesca subacquea, non pratico nessun altro sport, non ho un fisico allenato e faccio un lavoro sedentario.
Per quanto riguarda la scarpetta Delta One di Salvimar, sono caratterizzate da una gomma particolarmente morbida, longheroni abbastanza sottili e fascia in kevlar affogata nella gomma sopra il piede. La fascia in kevlar serve per trasmettere meglio l’energia della pinngeggiata. Inizialmente ho avuto paura fossero di un numero maggiore rispetto a quello da me calzato normalmente, tuttavia con calzari da 4,5 mi stanno alla perfezione, anzi, faccio un po’ di fatica a indossarle.
Insomma, posso dire tranquillamente che le pinne in carbonio di GFT rappresentano un prodotto eccellente, made in italy, e dal rapporto qualità prezzo decisamente vantaggioso.
Cosa si può volere di più?
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3 Commenti per “Prova: Pinne in Carbonio GFT Bassofondo Soft”
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Salve ,effetivamente le pinne sono favolose io ho le pale agguato softh ,però volevo sapere da lei se quella griglia che vedo dalle foto tra tallone e pala l’ha inserita lei oppure faceva parte del kit.
Io non ce l’ho e effetivamente si crea un fastidioso vuoto causato dalla diversa angolatura della pala e della scarpetta amplificato durante la pinneggiata.
Complimenti per il suo blog lo guardo tutti i giorni da quando lo conosco.
Posted on 20 ottobre 2010 alle 16:31.
Salve Alessandro, se per te non ci sono problemi, possiamo darci del tu.
Ti ringrazio per essere intervenuto su Pescafacile.com e sono felice di conoscere un nuovo frequentatore del sito.
Ma veniamo alla domanda. La griglia che vedi in foto fa parte della scarpetta Delta One di Salvimar, ed in effetti la trovo moto comoda. Unico inconveniente, può succedere che permetta l’ingresso di qualche sassolino, pertanto è sempre preferibile dare una controllata a fine pescata.
Posted on 20 ottobre 2010 alle 18:00.
Grazie per l’informazione e complimenti ancora per il tuo blog
Posted on 22 ottobre 2010 alle 13:25.